mercoledì 7 ottobre 2009

Lettera aperta ai Dirigenti Scolastici e ai Collegi Docenti


Lettera aperta ai Dirigenti Scolastici e ai Collegi Docenti

Gent.mi Dirigenti e Colleghi della Provincia di Oristano

Come docenti di ogni ordine e grado che stanno subendo la razionalizzazione delle rete scolastica ovvero l’estrema precarizzazione della propria condizione lavorativa e l’estromissione dal proprio posto di lavoro , assistiamo con estrema preoccupazione al disagio e al malessere di un sistema scolastico sempre meno al centro di una politica d’investimenti e sempre più soggetto a mere logiche finanziarie.
Sentiamo dunque il bisogno di rivolgerci all’intera categoria che attraverso diversi ruoli e competenze opera nel settore con dedizione e professionalità, affinchè possa nascere e consolidarsi un rapporto di reciproca collaborazione volta a difendere l’Istruzione, intesa come prezioso strumento di emancipazione e crescita sia individuale sia collettiva.

Dalle scuole arrivano notizie drammatiche. Trecento scuole chiuse nei piccoli comuni, 2448 posti di lavoro in meno in tutta la Sardegna, classi sempre più numerose e studenti in situazione di disabilità abbandonati a se stessi. Tutto ciò in una regione in cui il tasso di abbandono scolastico è già elevatissimo.

Si osservano con preoccupazione i primi effetti della politica dei tagli alla rete scolastica regionale relativi allo stato degli alunni in situazione di disabilità, del mancato rispetto della continuità didattica, della cancellazione del tempo pieno e dell’educazione degli adulti . A questi aspetti si aggiungono situazioni insostenibili come le pluriclassi e il mancato rispetto delle norme di sicurezza.

La preoccupazione aumenta in vista del futuro, dato che il prossimo anno il provvedimento ministeriale rinviato per l’anno in corso, diventerà operativo determinando così la chiusura delle scuole sotto i 50 alunni, ovvero il 50% delle scuole in Provincia.
La prossima soppressione dell’istituzione scolastica locale comporterà, oltre che lo smantellamento di un servizio pubblico essenziale alla vita comunitaria, un’emorragia occupazionale insostenibile per un tessuto socio-culturale ed economico locale già fortemente penalizzato.

L’espulsione del personale docente e non docente non di ruolo sortirà diversi effetti, generando così un disservizio generale che già le famiglie iniziano a lamentare. La tanto sbandierata “era della scuola di qualità” nasce paradossalmente dall’eliminazione di tanti saperi e tanti modi di fare scuola, rappresentati anche dal personale precario . Il disservizio legato alla tutela e alla vigilanza degli studenti sarà dunque accentuato dall’impoverimento dell’offerta formativa e didattica, che difficilmente risulterà adeguata alle competenze richieste dalla nostra contemporaneità.

La razionalizzazione del personale applicata secondo un criterio ragionieristico che non prende atto della complessità umana e professionale sulla quale si basa il sistema scuola, sta inoltre determinando la marginalizzazione del ricambio generazionale del corpo docente che vanta già di essere il più “anziano” d’Europa.


Lascia sgomenti la campagna mediatica atta giustificare i tagli perché fondata principalmente sull’equazione “precario= spreco di risorse finanziarie statali“, in quanto mortifica, disconosce e vanifica l’essersi dedicati all’ apprendimento e formazione della propria professionalità messa a disposizione nel corso degli anni, nonostante la costante incertezza del proprio status.
In questo momento di emergenza risulta dunque necessaria la riapertura della vertenza Stato-Regione dalla quale scaturisca una legge regionale che tenga conto dei bisogni specifici del nostro un territorio, affinchè sia garantito il servizio scolastico e non si realizzi una reale discriminazione nei confronti degli studenti sardi.


Pertanto Invitiamo i Dirigenti e i Colleghi a esprimere palesemente una forma di solidarietà nei confronti del personale della scuola precario e concorrere insieme alla tutela dell’Istruzione Pubblica.

A tale proposito invitiamo Voi tutti al Consiglio Provinciale Straordinario dedicato ai problemi della Scuola, che si terrà Venerdì 9 alle ore 17.30 presso il Palazzo della Provincia.

Inoltre rendiamo noto che , in occasione dello sciopero indetto dai Cobas,il Coordinamento Precari Scuola Oristano ha indetto una manifestazione che si terrà venerdì 23 ottobre ad Oristano in Piazza Roma alle ore 9.00.


Il diritto allo studio è un diritto fondamentale a cui la Sardegna non vuole e non può rinunciare.

Fermamente convinti della vostra disponibilità, porgiamo Distinti Saluti

Coordinamento Precari Scuola Oristano

lettera aperta ai Sindaci della Provincia di Oristano

Lettera aperta ai Sindaci

Gent.mi Sindaci della Provincia di Oristano

Come docenti di ogni ordine e grado che vivono ogni giorno il disagio e il malessere di un sistema scolastico sempre meno al centro di una politica d’investimenti e sempre più soggetto ad una scellerata razionalizzazione, sentiamo il bisogno di rivolgerci a Voi , primi cittadini e amministratori delle nostre comunità, affinchè possa nascere e consolidarsi un rapporto di reciproca collaborazione volta a difendere l’Istruzione, intesa come prezioso strumento di emancipazione e crescita sia individuale sia collettiva.

Dalle scuole arrivano notizie drammatiche. Trecento scuole chiuse nei piccoli comuni, 2448 posti di lavoro in meno in tutta la Sardegna, classi sempre più numerose e studenti in situazione di disabilità abbandonati a se stessi. Tutto ciò in una regione in cui il tasso di abbandono scolastico è già elevatissimo.

Si osservano con preoccupazione i primi effetti della politica dei tagli alla rete scolastica regionale relativi allo stato degli alunni in situazione di disabilità, del mancato rispetto della continuità didattica, della cancellazione del tempo pieno e dell’educazione degli adulti e di casi gravissimi in cui le iscrizioni vengono respinte.
A questi aspetti si aggiungono situazioni insostenibili come le pluriclassi e il mancato rispetto delle norme di sicurezza.

La preoccupazione aumenta in vista del futuro dato che il prossimo anno il provvedimento ministeriale rinviato per l’anno in corso, diventerà operativo determinando così la chiusura delle scuole sotto i 50 alunni.
La prossima soppressione dell’istituzione scolastica locale comporterà lo smantellamento di un servizio pubblico essenziale alla vita comunitaria, provocando così un ulteriore impoverimento del tessuto socio-culturale ed economico di un territorio già fortemente penalizzato.
Per l’ennesima volta, le nostre comunità vengono considerate un mero freno allo sviluppo del Paese e non come una risorsa da valorizzare mediante investimenti atti a rafforzare i servizi necessari.

Inoltre lascia sgomenti la campagna mediatica fondata principalmente sul “decremento demografico” in corso che, al fine di giustificare i tagli, contravviene invece ad un dato oggettivo, ovvero all’inversione di tendenza recentemente osservata nella Provincia di Oristano che ha incrementato la popolazione scolastica grazie all’inclusione di Bosa-Planargia.

In questo momento di emergenza manca alla scuola sarda una legge regionale che tenga conto dei bisogni specifici del nostro un territorio. È necessaria, dunque, la riapertura della vertenza Stato-Regione che porti al rifiuto del piano di ridimensionamento in atto e l’immediata restituzione dei posti tagliati in eccedenza rispetto a quelli previsti per l’anno corrente, affinchè sia garantito il servizio e non si realizzi una palese discriminazione nei confronti degli studenti sardi.


Pertanto Invitiamo gli Enti locali a tutelare l’istruzione pubblica e a non cedere a compromessi lesivi per le famiglie sarde, gli studenti e i lavoratori della scuola.

Inoltre invitiamo le Signorie Vostre, le Giunte e i Consigli Comunali a sensibilizzare i cittadini mediante assemblee pubbliche, consigli comunali con ordini del giorno specifici e infine, a presenziare come rappresentanti delle istituzioni locali alla manifestazione indetta dal Coordinamento Precari Scuola Oristano che si terrà venerdì 23 ottobre ad Oristano in Piazza Roma alle ore 9.00.

Il diritto allo studio è un diritto fondamentale a cui la Sardegna non vuole e non può rinunciare.

Fermamente convinti della vostra disponibilità, porgiamo Distinti Saluti

Coordinamento Precari Scuola Oristano
giovedì 8 ottobre 2009

ora:19.00 - 22.00

luogo: Aula Consiliare Palazzo Provincia

In vista del Consiglio Provinciale Straordinario incentrato sulle problematiche scaturite dai recenti tagli al personale della scuola, Il Coordinamento Precari Scuola Oristano si riunirà Giovedì 8 Ottobre alle ore 19.00 presso l'aula consiliare del Palazzo della Provincia per discutere circa gli eventuali interventi da fare in sede di dibattimento.
Pertanto si ricorda che la seduta del Consiglio si terrà di Venerdì 9 Ottore alle ore 17.30 presso il Palazzo della Provincia.

Vi preghiamo di spargere la voce...

martedì 6 ottobre 2009

testimonianze e proposte

Mila Spicola 06 ottobre alle ore 9.38
Questo è un articolo chiaro (finalmente e va riconosciuto) sui primi effetti catastrofici delle leggi gelmini.
Riguarda tutti.

come prima cosa vi prego di inviarlo a tutti i vostri contatti e di diffonderlo.
E poi:

VI prego di stamparlo in qualche copia e
- se siete colleghi docenti, di farlo leggere e distribuirlo ai colleghi.
- se siete impiegati, di farlo leggere e distribuirlo ai colleghi
- se siete genitori ...farlo leggere e distriburilo ai genitori dei compagni dei vostri figli.

la legge gelmini non è solo un "problema di precari" (sacrosanto e da condividere),
ma è soprattutto un problema di emergenza educativa e di sicurezza che riguarda in questo istante moltissimi studenti italiani.
Da Roma in giù in maniera massiccia (vedi caso che combinazione...).

Ed è un ' informazione che ASSOLUTAMENTE DEVE DIFFONDERSI.

Preciso inoltre, come richiestomi da qualcuno, che: tra i sindacati,
CGIL e COBAS non hanno mai sottoscritto le leggi e anzi le stanno combattendo,
gli altri sindacati sono rimasti in silensio e la CISL ha sottoscritto sia i decreti gelmini sia questo ultimo dei decreti di disponibilità.




Edifici fatiscenti, attrezzature che mancano, aule sovraffollate
Ecco le (brutte) sorprese trovate dai bambini italiani al loro rientro in classeMuffa, banchi rotti, aule stracolme
la Malascuola dopo i tagli Gelminidi MARIA NOVELLA DE LUCA

All'inizio i bambini si divertivano. Uscire dalla propria classe con il canottino a remi del mare, per essere traghettati fuori dall'aula allagata e piena di fango, era un fuori programma talmente inconsueto da essere emozionante. E ci vuole poco a far ridere un gruppo di ragazzini che si ritrova a navigare tra i banchi su una scialuppa di salvataggio. Adesso però quando piove e la classe si riempie di melma, i bambini non scherzano più: hanno paura, l'umido fa venire bronchiti, raffreddori e polmoniti. Avviene in Italia, a Palermo, all'istituto materno ed elementare Santo Canale del quartiere Partanna. Qui da alcuni giorni maestri e genitori hanno bloccato l'ingresso della scuola con picchetti e catene. "Non possiamo rischiare la pelle dei bambini ogni volta che piove - dice la dirigente scolastica - gli allagamenti sono continui, l'acqua raggiunge anche gli 80 centimetri e più volte i genitori sono stati costretti a portare fuori i loro figli con i canotti gonfiabili...".

Tre settimane di scuola, e la scuola italiana è sempre più "Malascuola". Sono bastati venti giorni per rendere evidente il disastro provocato dai tagli decisi dalla riforma Gelmini.

Da Nord a Sud si fa lezione in aule con oltre 40 studenti, mancano sedie e banchi, ieri un controsoffitto è crollato sulla testa di un gruppo di adolescenti a Bagnoli (e una ragazza è rimasta ferita), mancano saponi, detersivi, i sanitari sono rotti e le tubature perdono, e ovunque è emergenza per la sicurezza, perché i bidelli non ci sono più e non sempre professori e maestri riescono a controllare porte e corridoi. La situazione è talmente seria che nemmeno i contributi dei genitori bastano più a colmare le lacune, nonostante a Parma come a Roma famiglie e docenti abbiano imbiancato a loro spese classi e mense diventate impresentabili. E questo a fronte di una domanda di istruzione che cresce, aumenta. Con il paradosso che se gli studenti di quest'anno scolastico sono 7.805.947, contro i 7.768.506 del 2008/2009, il numero delle classi è invece diminuito, passando da 373.827 alle attuali 370.000. Dunque dopo lunghi periodi di "saldo negativo" le scuole tornano a riempirsi, ma l'offerta diminuisce, e il risultato è quanto scrive un giovane dell'Istituto tecnico industriale Ciampini di Novi Ligure: «Sono arrivato in una classe di 41 alunni in cui è quasi impossibile scrivere e a volte anche respirare. Una situazione indecente, è impossibile fare lezione così».

Racconta invece Alessandra Martinelli, 13 anni, terza media in un istituto del quartiere Bufalotta di Roma, con il tono scherzoso di chi certo non teme né caos né imprevisti: «La cosa più assurda è che almeno una volta al giorno, se manca un prof, dobbiamo "migrare" in un'altra classe, con l'obbligo tassativo di portarci la sedia. E dobbiamo stare bene attenti a non perderla di vista, la sedia, perché non ce ne sono per tutti e il rischio è quello di stare seduti sui banchi o sul davanzale. Dall'inizio della scuola è già accaduto sei volte, la scuola non chiama più i supplenti. Nei corridoi? C'è un casino pazzesco. Mica è colpa nostra se le sedie fanno rumore».

Cronache da una "Malascuola", titolo di un fortunato e sconsolato libro di Claudio Cremaschi, ex dirigente scolastico in pensione, in cui si dimostra come riforma dopo riforma la scuola peggiora di anno in anno, e il livello di formazione dei ragazzi del terzo millennio è ormai precipitato ai più bassi livelli in Europa. Storie che da oggi sarà possibile inviare a Repubblica.it.

RACCONTA LA TUA STORIA

Perché tutto questo, il degrado degli ambienti e l´impoverimento del corpo insegnante, avrà, anzi ha, una drammatica ripercussione sul futuro degli studenti. Infatti studiare su un banco rotto, in un'aula fredda e con le chiazze di muffa influisce su tutto, sulla psiche come sul corpo, sull'apprendimento come sull'educazione.

Lo spiega con chiarezza Anna Oliverio Ferraris, docente di Psicologia dello sviluppo all'università La Sapienza di Roma. «Gli allievi, soprattutto se piccoli, si aspettano che la scuola sia un luogo accogliente, dove gli adulti hanno un progetto ben preciso, che magari pretende da loro attenzione e serietà, ma in cambio restituisce buoni servizi. I ragazzi, di tutte le età, hanno bisogno di un ambiente strutturato, la disorganizzazione li fa confondere, se la scuola cade a pezzi il messaggio che viene recepito è che la scuola non vale niente. Perché rispettare allora un muro già rotto, o un banco spaccato, o un bagno dove non trovi nemmeno la carta igienica?».

«L'ambiente fisico influisce, e tanto, sulla motivazione allo studio. Ho visitato molte scuole - continua Anna Oliverio Ferraris - e devo dire che quando entri in strutture nuove, pulite, con le palestre, gli armadietti, i laboratori, il clima è diverso. Il clima, questa cosa impalpabile, è ciò che fa la differenza. Non a caso gli studenti della Finlandia, che ha le scuole più organizzate del mondo, sono in cima alle classifiche di rendimento. No, il quadro è desolante. Come si può pensare che bambini e ragazzi per studiare debbano passare ore e ore in ambienti insalubri e degradati?».

Non solo. La "Malascuola" espelle i più deboli, i meno fortunati, chi l´istruzione deve sudarsela, magari di notte. Come a Napoli, dove i tagli del ministro Gelmini hanno portato alla chiusura dell'unico liceo serale della Campania, il Margherita di Savoia. Porte sbarrate e corsi vietati per oltre 100 studenti-lavoratori, già iscritti e pronti a riprendere le lezioni. Poi ci sono i "diversamente abili", bimbi e ragazzi con handicap, più gravi o più lievi, per cui tutto è delicato, sottile. Dietro di loro gli sforzi eroici di insegnanti e famiglie, pronti a cogliere un piccolo miglioramento, un sorriso di gioia insieme ai compagni, un progresso nello studio. Ma la falce è arrivata anche qui, senza pietà.

E la storia di Rosaria, 44 anni, insegnante di sostegno precaria in una scuola elementare, ne è l'emblema. Triste. «Per quattro anni mi sono occupata di due bambini disabili. Giulio, con un gravissimo handicap, che ogni mattina i genitori portavano in classe, con la sua sedia a rotelle. Quando gli altri bambini lo andavano a salutare Giulio gli stringeva la mano e accennava un sorriso. Poco forse, ma per noi moltissimo. Vuol dire che Giulio sentiva, percepiva. L´altro bimbo era Alfredo, ha una tetraparesi spastica, ma la sua mente è lucida, intatta. Per quattro anni - racconta Rosanna, commossa - insieme alla maestra lo abbiamo aiutato a studiare, a comunicare con il computer. È arrivato in quarta elementare quasi al livello dei suoi compagni, con me aveva un rapporto strettissimo. Ma quest'anno io ho perso il posto, al momento non è stata assegnata alcuna insegnante di sostegno. Alfredo non vuole più andare a scuola, piange e mi cerca... La mamma mi ha chiesto se posso continuare a seguirlo privatamente, altrimenti tutti gli sforzi andranno perduti. Ho detto di sì, ma come faccio a farli pagare? Non me la sento, non è giusto. Perché dobbiamo privare Alfredo di un futuro?».
(6 ottobre 2009)


perchè non proviamo a fare la stessa cosa? postiamo le notre esperienze e le nostre testimonianze.
CPS Oristano

domenica 4 ottobre 2009

ASSEMBLEA PERSONALE DELLA SCUOLA


Data:
martedì 6 ottobre 2009
Ora: 18.00 - 20.00
Luogo: Oristano
Indirizzo: via de Nicola 20
Città/Paese: Oristano, Italy

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Un messaggio a Maria Stella Gelmini dal Collegio del "Danilo Dolci".

Oggi alle 10.55
ricevo e condivido la seguente email di Mila Spicola 02 ottobre alle ore 23.02


Ieri, il Collegio dei Docenti della mia scuola, il Liceo Sociopsicopedagogico "Danilo Dolci" di Palermo, ha deciso di respingere in blocco l'approvazione dei numerosi progetti che, come ogni anno, sono stati presentati per realizzare attività aggiuntive di insegnamento in orario extracurricolare. Prima di chiarire i motivi che (almeno nelle intenzioni di chi, come me, lo ha proposto) sono alla base di questa scelta, è urgente sottolineare che il nostro "gran rifiuto" vuole essere un messaggio di forte dissenso nei confronti delle scelte del nostro ministro e del suo governo che, come solo i "ciechi" possono ignorare, hanno cominciato a determinare effetti catastrofici nelle scuole di tutta Italia. È un segnale potenzialmente forte, tra i pochi che ci è consentito "inviare", rimanendo nell'ambito delle nostre legittime (e spesso ignorate) prerogative di docenti. È un segnale che sarà tanto più forte se non rimarrà un atto isolato e riuscirà a "contagiare" le scelte di altre scuole, che possono fare altrettanto. Per questo motivo questa nota, oltre a chiarire il senso della nostra scelta, vuole essere anche un appello a tutte le scuole perchè si uniscano a noi per mandare a chi governa e smantella la scuola un messaggio forte e chiaro: non ci stiamo a far finta di niente e continuare come prima, come se nulla stesse accadendo. Allora, è indispensabile che queste notizie e questo appello giungano nei tempi più brevi a quanti più insegnanti e quante più scuole possibile. Per questo confido in tutte/i voi che leggete per contribuire alla diffusione tramite tutti i contatti di cui disponete.
La ratio della nostra scelta è riconducibile ad una semplice domanda: che senso ha, in una scuola a cui vengono sottratte risorse vitali, indispensabili per assicurare agli studenti il minimo indispensabile per la loro formazione (scuole idonee e sicure, insegnamenti stabili, coerenti e "di qualità", sostegno e assistenza per gli alunni disabili, insegnanti motivati e non mortificati, strumenti didattici essenziali, ecc.), proporre estemporanei “ampliamenti dell’offerta formativa”, rivolti ad un numero limitato di alunni, che non possono che assumere (nel migliore dei casi, che non è il più frequente) la funzione (beffarda, se si considera quanto si sta smobilitando nell’offerta “curricolare”) di “cattedrali nel deserto”? Secondo noi, non ha senso. Anzi, continuare ad “ampliare”, nel pomeriggio, quell’offerta formativa che, la mattina, viene mortificata e impoverita sino all’inverosimile, rischia di farci recitare la parte degli struzzi. Queste considerazioni, sia ben chiaro, valgono al di là del valore e dell’efficacia che il singolo “progetto” possa, più o meno legittimamente, rivendicare. E al di là, pure, delle ottime intenzioni che animano i docenti che propongono tali progetti.
La scelta fatta dal Collegio della mia scuola, decisa da una buona maggioranza dei suoi componenti, ha innescato un acceso dibattito tra i docenti, che (immagino e mi auguro) proseguirà e si arricchirà nelle prossime settimane e nei prossimi mesi. Alcuni dei docenti che avevano presentato progetti hanno deciso, comunque, di sostenere questa scelta. Altri, una nutrita minoranza di circa quaranta colleghi, l’ha avversata, con motivazioni che avranno modo di chiarire e approfondire nei prossimi giorni. Dal mio punto di vista, la delibera di ieri ha già raggiunto un importante risultato: si è creato un terreno di discussione e confronto, che, ripeto, sarà tanto più fertile e proficuo quanto più riuscirà a coinvolgere tanti altri docenti di tante altre scuole.
Teniamoci informati.

Roberto Alessi

P.S: per visionare la mozione contro i tagli del Governo e in solidarietà con i lavoratori precari, approvata dal Collegio del Danilo Dolci il 17 Settembre scorso, potete andare alla nota Facebook

giovedì 1 ottobre 2009

Precari, Gelmini bocciata di nuovo a rischio le nomine dei supplenti

Dopo il tar anche il Consiglio di Stato dà ragione ai ricorsi ignorati dal Ministero
Messi limiti alle graduatorie considerati illegittimi. "Per blindare i posti al Nord"
Precari, Gelmini bocciata di nuovo
a rischio le nomine dei supplenti
di SALVO INTRAVAIA

Precari, Gelmini bocciata di nuovo a rischio le nomine dei supplenti
Graduatorie dei precari nel caos e balletto di supplenti in vista. Il Consiglio di Stato, dando ragione a migliaia di supplenti che si sono rivolti alla giustizia amministrativa, ha dichiarato illegittimo il provvedimento che ha creato le cosiddette "code" nelle graduatorie ad esaurimento. L'inserimento in graduatoria, quindi, deve avvenire "a pettine", cioè secondo il punteggio. Il che significherà rifare tutte le graduatorie a tempo di record.

"Riteniamo - dichiara Marcello Pacifico, presidente dell'Anief (l'Associazione nazionale insegnanti ed educatori in formazione), che ha patrocinato quasi tutti i ricorsi - che il ministro Gelmini debba annunciare l'emanazione di una nota correttiva che ordini all'amministrazione periferica di adeguarsi alle pronunce della magistratura. In caso contrario - continua Pacifico - ci penserà il Tar Lazio che il 9 ottobre si dovrà pronunciare su un ricorso ad hoc promosso dall'Anief per l'ottemperanza delle ordinanze e la nomina di un commissario ad acta".

Lo scorso mese di aprile, il ministro dell'Istruzione ha firmato un decreto per l'aggiornamento delle graduatorie dei precari che conteneva una sostanziale novità rispetto al passato: graduatorie nella sostanza bloccate per due anni e possibilità di inserimento soltanto in coda su tre province oltre quella di appartenenza. Anche se nessuno lo ha mai ammesso, il provvedimento tendeva a tutelare i precari delle regioni settentrionali spesso scalzati nelle immissioni in ruolo e nell'attribuzione delle supplenze più lunghe dai colleghi meridionali, con più anni di precariato e con più punti. Infatti, non potendosi spostare in un'altra provincia i precari meridionali, collocati in coda anche se con un punteggio superiore, possono esser nominati soltanto dopo i colleghi autoctoni.

L'Anief aveva subiti rilevato l'incongruenza della norma e, rispetto all'inserimento in graduatoria in base al merito (e quindi al punteggio), si era rivolta al Tar che in più occasioni si è pronunciato a favore di questa tesi. Ma il ministero dell'Istruzione, spiegano gli interessati, "ha emanato nel luglio una nota invitando gli Uffici scolastici provinciali e regionali a non adeguarsi alle ordinanze della magistratura amministrativa procedendo alle assegnazioni delle immissioni in ruolo e delle supplenza annuali dalle graduatorie di coda in spregio a ogni principio meritocratico in attesa dell'udienza del Consiglio di Stato".

Cosa accadrà adesso? Se la sentenza del Consiglio di stato verrà applicata, gli 8 mila insegnanti immessi in ruolo ad agosto ora potrebbero vedersi revocata la nomina. Stesso discorso per i supplenti nominati prima dell'avvio dell'anno scolastico. Insomma: l'ostinazione del ministero potrebbe gettare nel caos l'intera scuola italiana, costretta ad un balletto di supplenti senza precedenti ad anno scolastico ampiamente iniziato. "Finalmente si può mettere la parola fine a un brutto caso di mala amministrazione che ha sprecato il denaro dei contribuenti per far prevalere una visione distorta della nostra storia nazionale", conclude Pacifico.
(1 ottobre 2009)